Corpi e Piacer(s)i – Incursione della Consultoria al Degender Fest

oggi a XM24, via Fioravanti 24, Bologna, dalle 18 in poi

La salute non è un servizio o uno stato medico, ma benessere sociale. Per questo la Consultoria si propone come un luogo di autorganizzazione in cui occuparci della nostra salute e dei nostri corpi a partire dal piacere, dal desiderio e dalla tra(n)sformazione e non dalla malattia e dalla “funzionalità” da ripristinare o dal controllo biomedico dei corpi e della riproduzione.

Siamo uno spazio dove poter discutere in modo orizzontale di sesso, di emozioni, di salute, di come stiamo, delle relazioni tra i generi e di come (dis)educarci alle differenze, alle identità gerarchizzate e naturalizzate. In opposizione allo smantellamento del servizio pubblico e alla privatizzazione del sistema sanitario, portiamo avanti idee e pratiche alternative a sostegno della salute.

A partire dai nostri bisogni vogliamo potere parlare e agire liberamente su tutti questi temi, indagando la relazione tra genere, sessualità e salute contro un modello di sistema sanitario pubblico neoliberale che limita l’accesso a pochi privilegiati, che cristallizza i nostri generi e la nostra sessualità, che danneggia la nostra vita, la nostra salute e la nostra favolosità.

Merc 14 giugno . HIV: immaginari, pratiche sessuali e pratiche politiche

Siete tutt* invitat* al primo incontro di Autoformazione della Consultoria TransFemminista Queer:

HIV: immaginari, pratiche sessuali e pratiche politiche

Mercoledì 14 giugno al Vag61, via Paolo Fabbri 110
19.30 aperitivo di benvenuto
20.30 incontro di autoformazione

L’immaginario e il discorso costruiti attorno alla prima diffusione di HIV hanno reso questo virus distinto da ogni altro. Nonostante condivida vie di trasmissione e caratteristiche con i virus epatitici e altre malattie veneree, solo HIV ha avuto effetti e reazioni in ambito politico, sociale e sanitario per più di quarantanni dopo la sua comparsa. La “malattia” è stata usata come metafora di una giusta punizione per una sessualità non riproduttiva e come stigma verso il movimento glbt, emerso poco più di un decennio prima, che ha risposto con una riorganizzazione delle forme di attivismo. Se oggi esistono delle pratiche consolidate di Safer Sex è grazie agli sforzi di una generazione di attivist* che davanti alla diffusione incontrollata dell’AIDS si sono organizzati e formati a partire sia dalle poche informazioni scientifiche esistenti sia dai propri vissuti.
L’attuale disponibilità di terapie antiretrovirali, frutto delle lotte dei movimenti su Hiv, sospinge il virus in una condizione “undetectable”, ma senza una rielaborazione collettiva si corre il rischio di neutralizzare il discorso su HIV, mantenendo le persone sieropositive nell’invisibilità in cui si riattivano lo stigma e la paura.
Nonostante siano passati più di quarantanni dai primi casi documentati negli Stati Uniti, è importante conoscere la storia di HIV, sia per prevenirlo sia per trarne insegnamenti.

Gli incontri di autoformazione della Consultoria TransFemminista Queer sono basati su uno scambio circolare e orizzontale di saperi, pratiche e vissuti su salute, sessualità, corpi, relazioni con un aproccio safer sex, a partire dalla consapevolezza critica per cui le malattie sessualmente trasmissibili e la loro prevenzione non sono (state) un terreno neutro, ma di costruzione dello stigma contro alcune soggettività e di disciplinamento sociale delle condotte sessuali.
Vogliamo creare uno spazio di risocializzazione di saperi e pratiche diverso e più composito rispetto a quello costruito dalle associazioni specializzate in servizi alla comunità LGBTQI, mirato a potenziare partecipazione attiva, possibilità di scelta, solidarietà, mutualismo, oltre a contrastare discorsi stigmatizzanti, sessuofobici, sierofobici, puttanofobici.
Uno spazio in cui l’apporto tecnico, medico o scientifico possa essere uno strumento di informazione e consapevolezza accanto ai saperi delle lotte e delle diverse soggettività, in un contesto informale e situato nell’esperienza di ognun*.
Per far questo verranno sperimentate varie metodologie di interazione, che a seconda degli argomenti trattati cercheranno di garantire circolarità, partecipazione e se necessario anonimato. Modalità che ci permettano di affrontare vari temi in un ambiente safe e accogliente per i/le/lu partecipant*.

“La salute non è in vendita”. Autoinchiesta in piazza.

La Consultoria TransFemminista Queer aderisce alla mobilitazione “La salute non è in vendita”, in occasione della giornata mondiale della salute, domani venerdì 7 aprile ore 17:00 in Piazza Re Enzo. Link evento qui.

Siamo uno spazio dove poter discutere in modo orizzontale di sesso, di emozioni, di salute, di come stiamo, delle relazioni tra i generi e di come (dis)educarci alle differenze, alle identità gerarchizzate e naturalizzate. In opposizione allo smantellamento del servizio pubblico e alla privatizzazione del sistema sanitario, portiamo avanti idee e pratiche alternative a sostegno della salute. 
La salute non è un servizio o uno stato medico, ma benessere sociale. Per questo la Consultoria si propone come un luogo di autorganizzazione in cui occuparci della nostra salute e dei nostri corpi a partire dal piacere, dal desiderio e dalla tra(n)sformazione e non dalla malattia e dalla “funzionalità” da ripristinare o dal controllo biomedico dei corpi e della riproduzione.
Riteniamo necessario indagare la relazione tra genere, sessualità e salute in modo da organizzare la lotta per servizi sanitari efficienti per tuttu e non più basati sull’eterosessualità e sulla maternità obbligatorie. Perché siamo stufe di medici obiettori, di chi colpevolizza chi vuole abortire o prendere la pillola del giorno dopo; stufe di un sistema che infantilizza le/i trans e stigmatizza le malattie sessualmente trasmissibili.
Vogliamo potere parlare e agire liberamente su tutti questi temi a partire dai nostri bisogni, a fianco delle lavoratrici e dei lavoratori del sistema sanitario pubblico che assieme a noi vogliono trasformarlo per difenderlo. Contro un modello neoliberale che limita l’accesso a pochi privilegiati, che cristallizza i nostri generi e la nostra sessualità, che danneggia la nostra vita, la nostra salute e la nostra favolosità.
Con il sistema sanitario pubblico, anche noi abbiamo subito la violenza e l’ipocrisia di questo processo di distruzione del welfare. Lo sgombero che abbiamo subito dimostra che amministrazione e forze dell’ordine non vogliono che frocie, trans, lesbiche e queer si autorganizzino in spazi collettivi di confronto e di elaborazioni di pratiche per la liberazione dei nostri corpi.
Ma abbiamo deciso di non fermarci e di stare unitu nella lotta per il diritto alla salute. Per questo motivo invitiamo tuttu a partecipare alla Consultoria TransFemminista Queer in piazza con il laboratorio di autoinchiesta sulla salute – un modo per dare voce pubblicamente e liberamente ai propri bisogni e al proprio benessere.

La Consultoria TFQ non si ferma con uno sgombero!

Nella mattinata di oggi, venerdì 10 marzo, il consiglio comunale e metropolitano si riunisce in “seduta solenne” per la Giornata Internazionale della Donna.

Lo sgombero della Consultoria TransFemminista Queer avvenuto all’alba proprio il giorno dopo LottoMarzo, mentre avevamo ancora addosso il nero e il fucsia del corteo, mostra in maniera lampante che le retoriche istituzionali sulle pari opportunità, differenze di genere e contrasto alle discriminazioni sono vuote e strumentali. Questa giunta che ha la faccia tosta di definirsi femminista e la cui assessora alle pari opportunità ha aderito allo sciopero delle donne, ha gestito lo sgombero come una mera pratica burocratica. Di fatto, quella che non viene tollerata è l’autogestione che le femministe e le transfemministe e le froce possono praticare.

Ma l’autogestione transfemminista queer e lo sciopero dai generi non finiscono con uno sgombero. La condivisione di uno spazio ci ha permesso in soli 4 giorni di trasformare quelli che sembravano bisogni ed esigenze individuali in un progetto collettivo.

Rifiutiamo il ricatto delle istituzioni per cui chi non sta sotto il loro controllo e tutela viene annientato. Resistiamo in autogestione insieme a tutte le realtà sotto attacco a partire da XM24 fino alle occupazioni abitative.

Vogliamo consultorie transfemministe queer libere e autogestite ovunque!

Invitiamo tutte tutti e tuttu le solidali e le complici a venire con noi

:: ore 9.30 Favolosa Colazione Ribelle in via Menarini 1/(punto)G

:: ore 10.30 Concentramento e partenza della biciclettata transfemminista queer verso Piazza Maggiore

:: ore 11.30 Cacerolaza e varie rumorose interferenze sotto Palazzo d’Accursio (porta posate&padelle)

The day After: Consultoria Transfemminista Queer sgomberata la mattina dopo LottoMarzo

Dopo quattro giorni di favolosa autogestione, la Consultoria Transfemminista Queer è stata sgomberata dalle forze dell’ordine e i locali di via Menarini sono stati riconsegnati alla polvere. Ma il percorso continua.

La Consultoria Transfemminista Queer ha materializzato negli ultimi quattro giorni la necessità collettiva di spazi di confronto, di elaborazione di pratiche per la liberazione delle donne, frocie, trans*, lesbiche e queer. L’autoinchiesta sulla salute come benessere sociale, piacere, consenso e desiderio aveva trovato una casa favolosa in via Menarini 1 Punto G. A partire dai bisogni materiali emersi dalle tante soggettività presenti nell’assemblea del 28 febbraio al Consultorio di Sant’Isaia, attraversando le strade del 4 Marzo in difesa di XM24 e dell’autogestione, abbiamo occupato uno spazio per lo Sciopero dai Generi permanente. Abbiamo trasformato un luogo abbandonato da anni in una Consultoria attraversata da centinaia di persone e accolta con calore anche dal quartiere e dai condomini.

Come parte di Non Una di Meno, abbiamo contribuito negli ultimi mesi alla costruzione dello sciopero globale contro la violenza maschile sulle donne, contro la violenza di genere e dei generi, e ai due incontri nazionali di Roma e Bologna, in cui insieme a migliaia di altre realtà e singole stiamo scrivendo il Piano femminista contro la violenza maschile.

L’occupazione e l’autogestione sono la nostra forma di sciopero: in questi quattro giorni non abbiamo rispettato le scadenze, non abbiamo mandato curricula, abbiamo rubato tempo ed energia ai nostri lavori precari, abbiamo sperimentato la rottura della quotidianità regolata dai tempi del lavoro e del consumo; attraverso le forme assembleari orizzontali, la caratterizzazione della safety di uno spazio costruito a misura dei nostri desideri, la condivisione di saperi pratici, di esperienze “a partire da sé”, abbiamo organizzato in autonomia la lotta contro la violenza di genere e del genere e la resistenza collettiva al maschile egemonico. Per quattro giorni almeno abbiamo sperimentato la rottura dell’ordine eterosessuale obbligatorio e la sovversione delle gerarchie di genere.

Lo sciopero per noi quindi non è stato solamente una sottrazione ma la creazione di nuove infrastrutture per sostenere le nostre forme di vita e di lotta non solo per un giorno. Nella Consultoria abbiamo cospirato per creare strumenti collettivi come l’autoinchiesta che abbiamo portato in piazza la mattina de LottoMarzo (che ha coinvolto un centinaio di persone di tutte le età e fatto emergere un desiderio fortissimo di riappropriarsi del discorso sulla salute, sul piacere, sul corpo) e abbiamo messo a disposizione di tuttu uno spazio di organizzazione per il partecipatissimo corteo serale animato da piu di 15.000 donne, lesbiche, froce e trans.

In altre città in occasione dello sciopero sono state organizzate assemblee nei consultori pubblici, e a Napoli la Laboratoria Transfemminista Transpecie Terrona ha occupato uno spazio nel centro della città.

Lo sgombero della Consultoria, avvenuto all’alba proprio il giorno dopo l’8 marzo, mentre avevamo ancora addosso il nero e il fucsia del corteo, mostra in maniera lampante che le retoriche di inclusività, pari opportunità e contrasto alla violenza contro le donne e alle discriminazioni messa in campo dalle istituzioni di questa città è totalmente vuota e strumentale.

Uno sgombero gestito come una pratica burocratica da una giunta che ha la faccia tosta di definirsi femminista e la cui assessora alle pari opportunità ha aderito allo sciopero, per poi non proferire parola e non assumersene alcuna responsabilità politica. Di fatto quella che non viene tollerata è l’autogestione che le femministe e le transfemministe e le froce possono praticare.

Ma l’autogestione transfemminista queer e lo sciopero dai generi non finiscono con uno sgombero. La condivisione di uno spazio ci ha permesso in soli 4 giorni di trasformare quelli che sembravano bisogni ed esigenze individuali in una programmazione collettiva che si metterà a punto a partire da stasera con una assemblea pubblica al centro delle donne di via del Piombo alle ore 21 alla quale siete tutt* invitat*.